15 gennaio, 2009
Il discorso di benvenuto al Presidente Napolitano
Benvenuto Signor Presidente.
Grazie di cuore per aver accettato l’invito a visitare Lamezia Terme in occasione dell’anniversario della sua fondazione.
Grazie anche per il carattere della visita (la passeggiata nel centro storico, l’incontro con i rappresentanti dei giovani e della comunità), che mette in evidenza il messaggio civile che la sua presenza vuole dare.
È la prima volta che il Presidente della Repubblica visita la nostra città e viene addirittura in Municipio. L’unica presenza, in passato, risale al 1992 e alla partecipazione del Presidente Cossiga ai funerali dei coniugi Aversa e Precenzano, barbaramente uccisi dalla mafia.
Li abbiamo ricordati il 4 gennaio scorso. Quella fu una giornata tragica.
Questa di oggi è una grande festa e rappresenta il segno del cambiamento che stiamo vivendo.
A nome del Consiglio comunale tutto, del personale del comune, dell’intera città il più affettuoso saluto Signor Presidente.
Lamezia è una città giovane.
Le legge Perugini- Foderaro che unifica i tre ex comuni è del 1968. Le prime elezioni comunali del 1970.
Alla base dell’unificazione vi era l’ipotesi che un nuovo comune di maggiori dimensioni, situato al centro del territorio calabrese, ricco di infrastrutture strategiche e di risorse territoriali e culturali, potesse essere attrattivo rispetto alle scelte nazionali e regionali che si stavano compiendo.
La nuova città nasceva con l’obiettivo di svolgere una decisiva funzione al servizio dell’intero territorio regionale. Era ed è ancora questa la vocazione naturale di Lamezia Terme, una vocazione che Lamezia Terme ed i lametini interpretano con generosità e disponibilità.
Ma i processi politici andarono, purtroppo, diversamente. Mentre Lamezia si univa, la Calabria si divideva drammaticamente.
Proprio mentre nasceva la Regione, intorno alla scelta del capoluogo, all’ubicazione dell’Università e ad altre scelte rilevanti, si consumavano profonde fratture nel tessuto democratico regionale ed i moti di Reggio Calabria diedero una immagine angosciante della Calabria all’intera nazione.
Queste circostanze storiche hanno, di fatto, compromesso, riteniamo in maniera non irrimediabile, la fattiva concretizzazione dell’idea strategica posta a fondamento della nascita della nostra città, sedimentando negli anni un senso di frustrazione per quel che Lamezia doveva essere e non è stata sia in settori di classi dirigenti sia in strati popolari.
Anche la progressiva costruzione di un’identità unica della città è stata ed è resa più difficile da quei sentimenti di frustrazione ai quali mi riferivo. In questi 40 anni, tuttavia, così come in tutto il Mezzogiorno e nella stessa Calabria, si sono succeduti momenti diversi ed alterni.
Non c’è dubbio, però, che emerga una positività di questa comunità ricca di talenti e risorse: Lamezia Terme è la città di un’Area Industriale tra le più grandi del Mezzogiorno; Lamezia Terme è la città che ospita l’unico Aeroporto Internazionale della Calabria che, in connessione con il Porto di Gioia Tauro, potrebbe costituire il più grande ed attivo HUB intermodale del Mediterraneo; Lamezia Terme è la città di una eccellente filiera agroalimentare e florovivaistica; Lamezia Terme è la città che raccoglie il testimone dell’antica Terina e nel cui territorio, nel corso dei secoli, si sono stratificate testimonianze tangibili di presenze magno-greche, romane, bizantine, normanno-sveve ed angioine; Lamezia Terme è una città animata da presenze umane e culturali che, in ogni parte del mondo, hanno saputo dare buona prova di sé, capaci di laboriosità e solidarietà sulle quali ha poggiato e poggia la risposta democratica alla criminalità e un progetto di riscatto duraturo; Lamezia Terme è, dunque, una “Città aperta del e nel Mediterraneo”.
Certo, siamo una comunità che soffre per la vastità delle pratiche estorsive, per gli attentati e per gli omicidi cruenti ad opera della criminalità: ma dimostriamo continuamente di essere tutt’altro che rassegnati.
Questa comunità dà risposte straordinariamente belle e di alta dignità, a differenza di altri territori più sfortunati.
Dopo gli attentati in vari esercizi commerciali della città e la distruzione della casa e dell’azienda della famiglia Godino nel 2006, ci furono varie iniziative del Comune, la grande manifestazione di migliaia di giovani lametini, la serrata dei commercianti di qualche giorno dopo.
Lo Stato e il Governo ci furono vicini concretamente.
Ciò rappresentò un messaggio chiaro a tutta l’Italia: Lamezia è il Sud che reagisce, un pezzo di Calabria e d’Italia che non si rassegna, ma risponde con passione democratica e forza. Lamezia è il Sud che guarda oltre i confini locali, costruendo splendidi rapporti di amicizia e di iniziativa comune con Firenze ed altre città italiane.
È la città dove nasce uno spazio giovani in un bene confiscato alla criminalità organizzata e dove si sviluppa l’associazione antiracket, che annovera diversi imprenditori, alla quale l’Amministrazione comunale ha fornito una sede in un altro bene confiscato. Lamezia è la città dell’associazionismo e del volontariato.
Lamezia è il Comune che si costituisce parte civile, insieme all’associazione antiracket, in tutte le cause di mafia ed estorsione: nella scorsa estate il tribunale di Catanzaro ha stabilito di concedere al Comune di Lamezia una cifra di risarcimento record, ben cinque milioni di euro, con la possibilità che lo Stato anticipi fino ad un terzo appena la sentenza verrà depositata.
Imprenditori e commercianti hanno iniziato a collaborare: tra questi il presidente della Confcommercio e, per ultimo, l’imprenditore Rocco Mangiardi che, qualche giorno fa, in pieno dibattimento conferma la sua testimonianza verso gli autori delle richieste estorsive ai suoi danni: quel gesto, quel dito che indica il responsabile, non è solo il suo ma è il gesto ed il dito di tutti noi, di tutta la comunità cittadina.
La Chiesa cittadina, in maniera diffusa sul territorio, ha svolto e svolge un ruolo di indirizzo spirituale e morale di grande significato.
Inoltre, anche il nostro Consiglio comunale deciderà presto l’esenzione da tutti i tributi locali, per 10 anni, per gli imprenditori che collaborano con la giustizia.
Ringrazio le forze dell’ordine e la magistratura per quello che fanno. Io so bene il livello di sovraesposizione di molti di loro e a nome della città esprimo gratitudine. Vedo anche che c’è un bisogno di giustizia, di fare luce su tanti delitti impuniti e tanti casi che non possono essere archiviati.
Mi permetto, Signor Presidente, di reiterare la richiesta del Consiglio comunale affinché ci siano tempi rapidi nella nomina del Procuratore della Repubblica e si completino i posti vacanti negli organici.
Vedo la possibilità concreta che si possa aprire una pagina completamente nuova.
La sua Presenza, Signor Presidente, dà prospettiva a questa speranza allargandone gli orizzonti e, nell’introdurre la nostra città e la sua comunità nella piena maturità della sua storia, sigilla il proposito irreversibile di proseguire sul percorso intrapreso.
Lei, che è garante dell’Unità Nazionale e conoscitore profondo ed attento dei problemi del Mezzogiorno, sa perfettamente che il dualismo, che ancora persiste nel nostro Paese in termini economici e di qualità della vita, in questa città si esprime soprattutto nel dramma della disoccupazione e della mancanza di lavoro, in particolare per i giovani e nell’allargamento delle fasce di povertà e di ingiustizia sociale.
In questo contesto Lamezia sta faticosamente guadagnando la strada del suo sviluppo e dell’emancipazione dai ritardi strutturali: da quando è stato possibile riattivare la spesa per gli investimenti, aprile 2006, l’Amministrazione Comunale sta spendendo oltre 85 milioni di euro per opere pubbliche, tra le quali quest’aula; inoltre, negli ultimi mesi, a valere sulla vecchia programmazione, abbiamo programmato ulteriori 40 milioni di euro di risorse comunitarie, nazionali e regionali, dimostrando di avere capacità progettuale.
Per il futuro, fin dal 2009, lavoreremo per un Progetto Speciale su Lamezia Terme, chiedendo a tutti i livelli istituzionali di interagire proficuamente per l’attuazione di una Accordo di Programma Quadro capace di esaltare le vocazioni strategiche del nostro territorio, tra le quali l’intermodalità ed il termalismo.
La missione per cui Lamezia Terme è nata oggi è ancora possibile ed ancora più utile e necessaria alla Calabria. Per questo continueremo a lavorare.
Ci conforta, in questo sforzo, il fatto che la Commissione Nazionale Antimafia, all’unanimità, nella sua ultima relazione ci riconosca significativi risultati in termini di crescita civile e democratica.
Per un’Amministrazione di una realtà complessa del nostro Mezzogiorno è di grande significato il suo insegnamento, Signor Presidente, sulla necessità continua di una capacità autocritica, anche quando si è alla prima esperienza di Governo della propria vita.
Vale, anche in questo caso, l’etica della responsabilità: non bisogna prendersela sempre con gli altri quando le cose non vanno, ma occorre guardare in primo luogo alla proprie responsabilità e a ciò che si può fare di meglio e di più nei confronti dei cittadini.
Io condivido questa breve parabola del filosofo Remo Bodei, che sintetizzo schematicamente.
L’antico saggio greco Solone diceva che leggi sono come le ragnatele: i forti le sfondano, mentre i deboli vi restano impigliati.
Anche ai nostri giorni la grande illegalità riesce spesso ad infrangere impunemente le leggi. Legioni di avvocati e di esperti fiscali sono all’opera proprio per questo.
Quando si constata che le leggi e usanze rimangono lettera morta, soprattutto per chi dovrebbe dare l’esempio della loro osservanza, allora la lotta per la legalità e per la crescita democratica non ha sostanziali prospettive di successo.
Non bisogna diventare patetici don Chisciotte che si ergono al di sopra della realtà o soddisfatti Sancho Panza che, per seguire meschini vantaggi, si pongono al di sotto della realtà. Bisogna intrecciare gli ideali alle possibilità.
Infatti, secondo Max Weber il possibile non sarebbe raggiunto se nel mondo non si ritentasse sempre l’impossibile.
L’amministrare è proprio il quotidiano sforzo con sobrietà e pazienza continua per avvicinare ideali e possibilità.
Sono questi i valori che ispirano il nostro agire.
A questi valori si ispirava il carissimo amico, assessore Gianni Lucchino, scomparso appena qualche giorno fa. Mi addolora che non possa accoglierla perché l’avrebbe fatto con felicità.
Saluto con profondo rispetto le autorità politiche, religiose, militari e civili, i rappresentanti delle istituzioni, della stampa, i giovani e gli amici intervenuti.
Ringrazio gli operai e tutti i dipendenti del comune per come hanno collaborato a realizzare questo evento.
I nostri giovani oggi hanno l’opportunità di dialogare con Lei. I due ragazzi che interverranno lo faranno a nome di tutti i loro coetanei presenti in sala e quanto diranno sarà espressione di un dibattito comune e condiviso, che ha avuto anche un valore educativo.
La liberazione dell’Italia dal nazismo, la Resistenza, la Repubblica, la Costituzione, la rinascita democratica politica ed economica d’Italia sono stati per la mia generazione un grande insegnamento, si trasmetteva allora un valore alto della politica.
Io vorrei che anche la mia generazione, che ha appreso questi principi da personalità come la Sua, potesse trasmetterli ai nostri figli.
Mi permetta di dirLe, Signor Presidente, che per noi oggi è un giorno che dà un senso di compiutezza, non solo ad un mandato amministrativo, ma ad una Storia intera.
Grazie ancora.
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